Fermiamo Erode! Salviamo Charlie! Appello del Parlamento della Legalità Internazionale a Papa Francesco e al Presidente della Repubblica

DiPietro Dragone

Fermiamo Erode! Salviamo Charlie! Appello del Parlamento della Legalità Internazionale a Papa Francesco e al Presidente della Repubblica

“Fermiamo Erode! Salviamo Charlie!”. Questo il grido di Nicolò Mannino, Presidente del Parlamento della Legalità Internazionale, che comunica che una lettera d’appello dell’associazione antimafia per salvare la vita del piccolo Charlie Gard, sarà inviata a Papa Francesco e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dopo il pronunciamento della Corte europea di Strasburgo, che ha in sostanza rimandato la palla alla sovranità del Paese d’origine della famiglia Gard, resta poco tempo prima che i medici procedano nel loro intento di lasciar morire a Charlie Gard.

Charlie Gard ha una malattia genetica rarissima, la sindrome da deplezione del dna mitocondriale. Solo 16 casi al mondo, tutti bambini, tutti, purtroppo, destinati a morire. Questa è una di quelle malattie che non lasciano scampo, solo, qualche volta, brandelli di speranza.

Ed è proprio questa piccola speranza, nell’offerta di cure estere al piccolo Charlie e nei fondi raccolti per la sua causa, che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso di soffocare irrimediabilmente.

E’ inaccettabile che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che dovrebbe garantire il principale diritto dal quale scaturiscono tutti gli altri, decida di sopprimerlo, spegnendo così la speranza, seppur piccola, offerta dalla medicina.

“Da anni il Parlamento della Legalità Internazionale – dice il Presidente Mannino – si batte nei luoghi più oscuri e controversi per portare una fiammella di speranza e di vita nei cuori della gente. Ora invece, proprio da un ente che dovrebbe al primo posto far valere quei diritti del singolo alla vita, arriva uno schiaffo morale inaccettabile. Continueremo a stringerci attorno alla famiglia”.

Come anche il papa ha ricordato in questi giorni “difendere la vita umana, soprattutto quando é ferita dalla malattia, é un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”.

Non possiamo star fermi. Dobbiamo far sentire la nostra voce in questo mondo che mette la vita di un bambino sullo stesso piano della vita di un macchinario rotto. Chi non produce, o non può essere in grado di produrre ed è per la società solo un peso economico, viene rifiutato e costretto a “togliersi di mezzo”.

C’è un pericolo di morte seria celato dietro alla retorica eutanasica della “autodeterminazione”. Il caso del piccolo Charlie ci mostra quanto automaticamente dal “diritto a morire” si passi al dovere di morire (non vuole morire Charlie, non lo vogliono i genitori, non lo vogliono né parenti né amici, lo vuole lo Stato su richiesta dei medici).

“Questa concezione – diceva San Giovanni Paolo II nell’Enciclica Evangelium vitae –  fondata su gravi errori relativi alla natura stessa della persona e dei suoi diritti, è riuscita, avvalendosi delle regole maggioritarie, ad introdurre non di rado nell’ordinamento giuridico la legittimazione della soppressione del diritto alla vita di esseri umani innocenti”.

Siamo arrivati al termine della nostra cultura occidentale e umanitarista, così come era stata ideata dai nostri padri, dai padri fondatori dell’Unione Europea. Siamo al collasso del sistema valoriale sul quale tutta la struttura della nostra società si è tenuta salda negli ultimi secoli.

Possiamo fermare tutto questo, smettendo di stare in silenzio e alzando la voce!

Il Parlamento della Legalità Internazionale si è sempre battuto e continua a farlo da anni per il valore principe: la Vita. E ne celebra la sua bellezza in tutte le sue sfaccettature e forme, in tutte le sue dimensioni e colori, in tutte le sue diversità e bellezze. Non possiamo lasciare che al diritto alla vita di ogni essere umano si contrapponga una
concezione soggettivistica della libertà, svincolata dalla legge morale.

Pietro Dragone

 

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