«Ragazzi, permettetemi di dirvi: “Andate a scuola!”… la scuola è vostra, così come vostro è il futuro».

DiSegretario

«Ragazzi, permettetemi di dirvi: “Andate a scuola!”… la scuola è vostra, così come vostro è il futuro».

Il Capo dello Stato inaugura l’anno scolastico all’IIS Sannino-Petriccione di Ponticelli, quartiere della periferia di Napoli. La scelta è chiara, portare la presenza e la vicinanza dello Stato  in un luogo di “sofferenza”.

Il Presidente Mattarella cita Davide Sannino, il 19enne ucciso nel ’96 per aver reagito ad una rapina, e Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra: «Davide, uno come voi , uno di voi, è stato ucciso a 19 anni perché ha guardato in faccia chi stava rubando il motorino di un suo amico». «Sono contento, cari ragazzi, di essere qui nel giorno in cui, ufficialmente, la vostra scuola prende il nome di Davide Sannino e saluto con affetto i familiari qui presenti. È stato ucciso perché ha tenuto la testa alta. Lo hanno ucciso per farci abbassare la testa. Ma non possiamo rinunciare a essere donne e uomini liberi, come ha testimoniato anche, trenta anni fa, il giovane giornalista Giancarlo Siani».

Con un  accurato appello, il Presidente si rivolge agli studenti:

«Ragazzi, permettetemi di dirvi: “Andate a scuola!”. Andateci. Non ne fuggite. Non fatevi vincere dalla sfiducia. La scuola è vostra, così come vostro è il futuro».

Il clima si fa caldo quando con forza dichiara

«La camorra e le mafie possono essere sconfitte. La camorra e le mafie saranno sconfitte. E voi, giovani di Napoli, sarete alla testa di questa storica vittoria».

Così  Mattarella punta il dito verso la questione migranti: «È importante per l’Italia, e per l’Europa intera, il modo con il quale saremo capaci di integrare i figli dei migranti» e poi aggiunge «La scuola italiana ospita oggi ottocentomila studenti stranieri: più della metà di questi è nata in Italia».

L’integrazione – ha sottolineato ancora Mattarella – nei processi formativi è spesso difficile, soprattutto per i giovani arrivati in Italia da poco, senza la conoscenza della lingua. Eppure l’integrazione sta producendo risultati e assistiamo a un avanzamento negli studi di molti giovani stranieri». Infinte cita la storia di Ba Seydou, 16 anni.:«È arrivato a Lampedusa dopo un viaggio lunghissimo ed è stato accolto da una famiglia italiana come figlio. Ci conferma – ha concluso- che l‘integrazione costituisce un vantaggio per la coesione e la serenità sociale».

Al Presidente della Repubblica abbiamo consegnato una borsa piena di buste, con tante lettere e disegni di tanti studenti,  bambini e adolescenti di Monreale e del “Ferrara” di Palermo, dove da tempo l’integrazione e i valori multietninci sono di casa. In questi semplici ed umili doni al Capo dello Stato, i giovanni ribadiscono con forza il NO ad ogni forma di violenza esprimendo il desiderio di voler costruire un mondo a colori ed affacciarsi con fiducia alla finestra del futuro.

Certi momenti restano indelebili,  incisi nell’animo di chi ama il nostro Paese, dove tanti, troppi, hanno versato sangue innocente per tener fede al proprio credo e ai valori di Patria e Democrazia.

Qualche parola scambiata velocemente ed un breve ma intenso saluto, con la speranza di incontrarsi presto.

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